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Savio Firmino

Sino Italian Design Exchange Center

Cosimo Savio ospite al Sino Italian design Exchange Center incontra il Ministro degli Esteri Cinese

Il Sino Italian Design Exchange Center è un polo creativo situato alla Villa Strozzi di Firenze che esiste ormai da 7 anni con l’obiettivo di favorire scambi culturali e professionali tra Italia e Cina e più in generale di facilitare lo sviluppo delle relazioni sino-italiane per migliorare la loro collaborazione nella politica commerciale ed industriale. Se l’avamposto cinese ha sempre nutrito grande interesse per i settori della moda e del design made in Italy, adesso ha recentemente esteso la sua area di interesse all’artigianato, di cui Firenze è capitale per tradizione. In quest’ottica sabato 26 Gennaio 2019 Cosimo Savio, CEO della Savio Firmino – che rappresenta per il settore dell’artigianato un’eccellenze riconosciuta a livello globale – ha incontrato insieme ad altri imprenditori, l'Ambasciatore Cinese, il Console ed il Sindaco di Firenze ed il Ministro degli esteri della Repubblica popolare Cinese Wang Yi, durante il quale è stato sottolineato quanto lo sviluppo concreto e fattivo di progetti e attività tra aziende italiane e cinesi sia fondamentale affinché le decisioni e le buone intenzioni dei Governi trovino piena attuazione nella realtà economica, produttiva e finanziaria dei due Paesi. In questa occasione Cosimo Savio ha anche espresso l'auspicio che la Cina possa aderire alla Carta Internazionale per la valorizzazione dell’Artigianato Artistico, che rappresenta l’insieme delle tradizioni, delle conoscenze e dei tratti distintivi di ogni comunità ed ha ammesso con orgoglio: “la nostra ultima collezione che presenteremo al prossimo Salone del Mobile di Milano, nasce proprio dall’incontro tra un designer cinese e la maestranza fiorentina, a dimostrazione che la collaborazione tra produzione ed intelletto può assumere dinamiche di reciprocità tra Italia e Cina che arricchiscono il panorama dell’offerta per i mercati globali in una dinamica che non è solo economica ma, appunto, anche di scambio culturale”.